Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé: riscrittura e continuazione

A quale prezzo psicologico si ottiene un “bravo bambino”?

Di quali sottili violenze è capace l’amore materno?

Per l’autrice, il dramma del “bambino dotato” – il bambino che è l’orgoglio dei suoi genitori – ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l’indignazione, la paura, l’invidia) che risultano inaccettabili ai “grandi”.

In tal modo, viene soffocato lo sviluppo della personalità più autentica, e il bambino soffrirà di insicurezza affettiva e di una sorta di impoverimento psichico. Da adulto, sarà depresso, oppure si nasconderà dietro una facciata di grandiosità maniacale. Numerosissimi esempi documentano la sofferenza inespressa di questi bambini e, al tempo stesso, le difficoltà dei genitori, incapaci di essere disponibili verso i figli.

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Il Valore dell’empatia e l’assenza nell’epoca del Narcisismo

L’empatia è il fondamento dell’amore, dell’amicizia, del rispetto. E’ la capacità di comprendere, di intuire gli stati d’animo altrui, “sentire” ciò che prova l’altro, di ascoltare e comprendere le esigenze altrui. E’ un’antenna preziosa nelle relazioni, fondamentale nel percorso psicoterapeutico.

L’empatia è la base che rende possibile le relazioni con gli altri, che lega gli uni agli altri. Empatia viene dal Greco: en (dentro), pathos (sentimento); entrare nei panni dell’altro. Sentire il dolore, la gioia, l’ansia dell’altro senza però identificarsi. E’ una dote umana che si può allenare durante il corso della vita.

A partire dai primi anni del ‘90 la problematica della comprensione empatica intesa come forma d’immedesimazione negli stati psicologici dell’altro a cui sarebbe subordinata la spiegazione (o “comprensione”del suo comportamento) è stata al centro di un vivace dibattito nella filosofia, nella psicologia e nella filosofia della mente.

Il concetto di empatia è particolarmente importante nella prassi psicoterapica e ha trovato particolare applicazione nell’ambito della cosiddetta psicologia del sè di H. Kohut. L’empatia diviene in questo caso un elemento fondamentale della teoria e della tecnica psicanalitica. Secondo Kohut è condizione naturale dello sviluppo il passaggio attraverso fasi narcisistiche, nelle quali il bambino si percepisce e si relaziona con il mondo in una forma onnipotente “grandiosa”; queste fasi dovrebbero trovare un rispecchiamento empatico nelle figure di accudimento, pena un loro ripresentarsi in forma patologica dell’individuo adulto. La psicanalisi individua infatti nell ‘origine narcisismo come possa essere stata assente una relazione sana o piuttosto anaffettiva o ancor più frequentemente una presenza di esagerate aspettative e ammirazione che hanno condotto allo sviluppo di un falso sé (come direbbe Donald Winnicot), il bambino cresce seguendo le proiezioni dei genitori le alte aspettative poste su quest’ultimo. E come non c’è stata empatia per lui, altrettanto egli non sarà in grado di esserlo con gli altri. E’ allora compito, nella terapia di adulti che presentano questa patologia, operare con empatia, ponendosi cioè in risonanza emotiva con le reali esigenze del paziente. Il narcisista infatti non ha alcuna sensibilità per i desideri dell’altro, ed è incapace di amare. Chi s’innamora di un narcisista si sente manipolato, sfruttato e completamente ignorato. In principio già Freud ne segnala la nascita, facendo riferimento al mito di Narciso. Narciso è innamorato solo di se stesso, concentrato unicamente su stesso ignorando gli altri. Amarsi e volersi bene è indispensabile (questo è ormai ovvio), avere una buona autostima è fondamentale per amare ed apprezzare gli altri.

L’amore per se stesso del narcisista però sconfina con un delirio di grandiosità (autostima molto fragile), si sente unico e speciale, tende a sfruttare gli altri, manca di empatia per i problemi degli altri, non tollera nessuna critica ed esprime un bisogno estremo di essere ammirato. Ciò che emerge è una grande solitudine interiore e una reale difficoltà ad accedere alle emozioni più profonde. Il narcisista sarebbe privo di quella che allora Daniel Goleman nel 1995 definì intelligenza emotiva. Goleman pose l’accento sulla capacità di armonizzare pensieri ed emozioni, dimensione mentale e dimensione affettiva. Essere consapevoli di sè significa essere consapevole dei propri sentimenti e dei nostri pensieri, sapersi ascoltare. Il narcisista non sente, non sente né le sue né le emozioni dell’altro. Ma perché ora sembra un disturbo così diffuso? E’ la società ad essere malata? E’ pur vero che ogni epoca ha le proprie manifestazioni patologiche. Questa è l’epoca dove bisogna apparire, farsi vedere, emergere, seguire mode, corpi non reali trasformati e a volte torturati dalla chirurgia estetica, rappresentanti modelli idealizzati (Erik Fromm parlò del passaggio dell’epoca dell’essere a quella dell’avere, ora io parlerei del passaggio dall’avere all’apparire, all’“effimero”) dove l’identità si esprime e si espande ancor più nel digitale, frutto ancor più di una solitudine interiore, priva di relazioni autentiche e profonde. E’ l’epoca del Selfie (facebook , twitter, instagram) che ovunque impazza negli smartphone di adolescenti e di adulti, vip e non (politici compresi) e come dice Pietropolli Charmet : “se un tempo c’era il complesso di Edipo, basato sul senso di colpa oggi prevale il complesso di Narciso, basato sulla vergogna”.

Tra gli adolescenti (e non solo tra adolescenti) si sviluppano sempre più patologie basate sulla vergogna, perché si sentono inadeguati rispetto a certi ideali radicati nella loro mente; ideali basati sull’apparenza, sul dover essere, non essere. Ecco il diffondersi di disturbi dell’alimentazione (anoressia e bulimia) ai gesti di autolesionismo al ritiro sociale. In molte donne e uomini la rincorsa alla giovinezza (la vecchiaia e sempre più tabù) a tutti i costi o di un modello di corpo “perfetto” spinge in modo quasi ossessivo all’utilizzo della chirurgia plastica con il risultato di avere corpi e visi senza espressione vitale e monolitici. Ecco il malessere forse di quest’epoca, l’assenza di vitalità; La Depressione narcisistica.

Emma Cosma