M’amo non m’amo. Imparare a volersi bene, il primo passo per amare gli altri di Alain Héril

TTutti vogliamo amare ed essere amati. Spesso però siamo noi stessi a non darci il permesso di farlo. Siamo vittime delle nostre paure, troppo angosciati dal passato e dalle frustrazioni del presente. Ci aspettiamo che l’amore ci sia dovuto, che l’altro ci completi, ci rassicuri, soddisfi i nostri bisogni. Abbiamo mille dubbi e ci tormentiamo con domande impossibili che non trovano risposta. L’autore di questo libro ci suggerisce che è tempo di riconciliarci con l’amore e, soprattutto, di concederci la possibilità di esplorare serenamente noi stessi e il nostro rapporto con gli altri. L’affetto verso l’altro deve prima passare attraverso un apprendistato di quello per sé, se non si vuole rimanere incastrati nei suoi molteplici “travestimenti”. Attingendo alla mitologia classica e ai miti intramontabili della letteratura, che ancora oggi ci forniscono una chiara lettura delle falsificazioni cui sottoponiamo la realtà, l’autore vuole insegnarci che l’amore non è cieca irrazionalità, ma il frutto di una scelta ragionata.

amo_non_m'amo

Annunci

Il Valore dell’empatia e l’assenza nell’epoca del Narcisismo

L’empatia è il fondamento dell’amore, dell’amicizia, del rispetto. E’ la capacità di comprendere, di intuire gli stati d’animo altrui, “sentire” ciò che prova l’altro, di ascoltare e comprendere le esigenze altrui. E’ un’antenna preziosa nelle relazioni, fondamentale nel percorso psicoterapeutico.

L’empatia è la base che rende possibile le relazioni con gli altri, che lega gli uni agli altri. Empatia viene dal Greco: en (dentro), pathos (sentimento); entrare nei panni dell’altro. Sentire il dolore, la gioia, l’ansia dell’altro senza però identificarsi. E’ una dote umana che si può allenare durante il corso della vita.

A partire dai primi anni del ‘90 la problematica della comprensione empatica intesa come forma d’immedesimazione negli stati psicologici dell’altro a cui sarebbe subordinata la spiegazione (o “comprensione”del suo comportamento) è stata al centro di un vivace dibattito nella filosofia, nella psicologia e nella filosofia della mente.

Il concetto di empatia è particolarmente importante nella prassi psicoterapica e ha trovato particolare applicazione nell’ambito della cosiddetta psicologia del sè di H. Kohut. L’empatia diviene in questo caso un elemento fondamentale della teoria e della tecnica psicanalitica. Secondo Kohut è condizione naturale dello sviluppo il passaggio attraverso fasi narcisistiche, nelle quali il bambino si percepisce e si relaziona con il mondo in una forma onnipotente “grandiosa”; queste fasi dovrebbero trovare un rispecchiamento empatico nelle figure di accudimento, pena un loro ripresentarsi in forma patologica dell’individuo adulto. La psicanalisi individua infatti nell ‘origine narcisismo come possa essere stata assente una relazione sana o piuttosto anaffettiva o ancor più frequentemente una presenza di esagerate aspettative e ammirazione che hanno condotto allo sviluppo di un falso sé (come direbbe Donald Winnicot), il bambino cresce seguendo le proiezioni dei genitori le alte aspettative poste su quest’ultimo. E come non c’è stata empatia per lui, altrettanto egli non sarà in grado di esserlo con gli altri. E’ allora compito, nella terapia di adulti che presentano questa patologia, operare con empatia, ponendosi cioè in risonanza emotiva con le reali esigenze del paziente. Il narcisista infatti non ha alcuna sensibilità per i desideri dell’altro, ed è incapace di amare. Chi s’innamora di un narcisista si sente manipolato, sfruttato e completamente ignorato. In principio già Freud ne segnala la nascita, facendo riferimento al mito di Narciso. Narciso è innamorato solo di se stesso, concentrato unicamente su stesso ignorando gli altri. Amarsi e volersi bene è indispensabile (questo è ormai ovvio), avere una buona autostima è fondamentale per amare ed apprezzare gli altri.

L’amore per se stesso del narcisista però sconfina con un delirio di grandiosità (autostima molto fragile), si sente unico e speciale, tende a sfruttare gli altri, manca di empatia per i problemi degli altri, non tollera nessuna critica ed esprime un bisogno estremo di essere ammirato. Ciò che emerge è una grande solitudine interiore e una reale difficoltà ad accedere alle emozioni più profonde. Il narcisista sarebbe privo di quella che allora Daniel Goleman nel 1995 definì intelligenza emotiva. Goleman pose l’accento sulla capacità di armonizzare pensieri ed emozioni, dimensione mentale e dimensione affettiva. Essere consapevoli di sè significa essere consapevole dei propri sentimenti e dei nostri pensieri, sapersi ascoltare. Il narcisista non sente, non sente né le sue né le emozioni dell’altro. Ma perché ora sembra un disturbo così diffuso? E’ la società ad essere malata? E’ pur vero che ogni epoca ha le proprie manifestazioni patologiche. Questa è l’epoca dove bisogna apparire, farsi vedere, emergere, seguire mode, corpi non reali trasformati e a volte torturati dalla chirurgia estetica, rappresentanti modelli idealizzati (Erik Fromm parlò del passaggio dell’epoca dell’essere a quella dell’avere, ora io parlerei del passaggio dall’avere all’apparire, all’“effimero”) dove l’identità si esprime e si espande ancor più nel digitale, frutto ancor più di una solitudine interiore, priva di relazioni autentiche e profonde. E’ l’epoca del Selfie (facebook , twitter, instagram) che ovunque impazza negli smartphone di adolescenti e di adulti, vip e non (politici compresi) e come dice Pietropolli Charmet : “se un tempo c’era il complesso di Edipo, basato sul senso di colpa oggi prevale il complesso di Narciso, basato sulla vergogna”.

Tra gli adolescenti (e non solo tra adolescenti) si sviluppano sempre più patologie basate sulla vergogna, perché si sentono inadeguati rispetto a certi ideali radicati nella loro mente; ideali basati sull’apparenza, sul dover essere, non essere. Ecco il diffondersi di disturbi dell’alimentazione (anoressia e bulimia) ai gesti di autolesionismo al ritiro sociale. In molte donne e uomini la rincorsa alla giovinezza (la vecchiaia e sempre più tabù) a tutti i costi o di un modello di corpo “perfetto” spinge in modo quasi ossessivo all’utilizzo della chirurgia plastica con il risultato di avere corpi e visi senza espressione vitale e monolitici. Ecco il malessere forse di quest’epoca, l’assenza di vitalità; La Depressione narcisistica.

Emma Cosma

L ‘ amore in tempo di crisi, tra incertezze e bisogno di certezze.

L’ insicurezza economica, lavorativa e politica che rappresenta quest’epoca potrebbe essere la causa scatenante di altre tipologie d’insicurezza come quella sentimentale e affettiva.

Vengono sempre più a mancare punti di riferimento.

La società diventa sempre più precaria e fluida come direbbe ..questo comporta ad amplificare sempre più le paure affettive .

Ci sente sempre più vacillare. Vengono sempre più a venir meno alcune fondamentali certezze; potersi acquistare una casa, mantenere dei figli e quindi una vita sicura. Il tessuto sociale e’ permeato di una diffusa insicurezza che si esprime e di sfocia in una perdita di speranza. L ‘altro può quindi diventare oggetto di proiezioni di molte aspettative; uno scudo contro i problemi e un rifugio attraverso meccanismi idealizzanti e assolutistici come se fosse la soluzione salvifica.

L’ amore non è fisso immutabile dipende da condizioni più o meno favorevoli.

L’economia ha un grande peso anche se non è l’ elemento più importante. È difficile innamorarsi quando si perde il lavoro, il lavoro è precario.

E questo ancor più. Nell’uomo perdere il lavoro è equiparabile alla perdita dell’ identità e del potere virile. 

Ne viene intaccata l’ autostima. Ma è anche vero che l ‘amore si solidifica e si può rafforzare nei momenti più difficile. Oggi le cose possono essere più complicate ma a volte nascono Amori che poi diventano progetti familiari.

L’ amore per fortuna attraversa le epoche e le diverse crisi economiche senza cessare di manifestarsi come forza vitale.

large