Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé: riscrittura e continuazione

A quale prezzo psicologico si ottiene un “bravo bambino”?

Di quali sottili violenze è capace l’amore materno?

Per l’autrice, il dramma del “bambino dotato” – il bambino che è l’orgoglio dei suoi genitori – ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l’indignazione, la paura, l’invidia) che risultano inaccettabili ai “grandi”.

In tal modo, viene soffocato lo sviluppo della personalità più autentica, e il bambino soffrirà di insicurezza affettiva e di una sorta di impoverimento psichico. Da adulto, sarà depresso, oppure si nasconderà dietro una facciata di grandiosità maniacale. Numerosissimi esempi documentano la sofferenza inespressa di questi bambini e, al tempo stesso, le difficoltà dei genitori, incapaci di essere disponibili verso i figli.

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Il caso della donna che smise di mangiare

Il caso di una donna che rifiuta il cibo, il proprio corpo e ciò che il corpo nasconde: la paura di non essere all’altezza dell’amore di cui ciascuno di noi ha bisogno, per esistere.

La vita di Fausta è contenuta in una fila di quaderni neri. Lei l’ha annotata per anni e l’ha riscritta per il suo analista. Ha provato a correggerla, proprio come medici, insegnanti e ciarlatani hanno sempre fatto con il suo corpo anoressico, alla ricerca di ciò che era sbagliato, della «patologia». Ma a essere patologico è l’ambiente in cui questa donna è cresciuta. Tra un padre succube e una madre apatica, all’ombra di una nonna dispotica della quale porta il nome come fosse un marchio, Fausta ha scelto di annullare il suo corpo, e solo nella scrittura trova una salvezza. Un caso di anoressia che diventa un romanzo familiare, in cui Fausta racconta la lotta per essere sé stessa, per riscattarsi dall’istinto di autodistruzione impresso nel sangue come una condanna. Il suo diario è la storia di tutti noi, sedotti dalla sofferenza e spaventati dalla libertà di essere quel che siamo, dall’imperfezione dei sentimenti, dalla nostra fame d’amore.

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M’amo non m’amo. Imparare a volersi bene, il primo passo per amare gli altri di Alain Héril

TTutti vogliamo amare ed essere amati. Spesso però siamo noi stessi a non darci il permesso di farlo. Siamo vittime delle nostre paure, troppo angosciati dal passato e dalle frustrazioni del presente. Ci aspettiamo che l’amore ci sia dovuto, che l’altro ci completi, ci rassicuri, soddisfi i nostri bisogni. Abbiamo mille dubbi e ci tormentiamo con domande impossibili che non trovano risposta. L’autore di questo libro ci suggerisce che è tempo di riconciliarci con l’amore e, soprattutto, di concederci la possibilità di esplorare serenamente noi stessi e il nostro rapporto con gli altri. L’affetto verso l’altro deve prima passare attraverso un apprendistato di quello per sé, se non si vuole rimanere incastrati nei suoi molteplici “travestimenti”. Attingendo alla mitologia classica e ai miti intramontabili della letteratura, che ancora oggi ci forniscono una chiara lettura delle falsificazioni cui sottoponiamo la realtà, l’autore vuole insegnarci che l’amore non è cieca irrazionalità, ma il frutto di una scelta ragionata.

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