FEAR OF MISSING OUT: paura di essere tagliati fuori

Si chiama FOMO , nuova sindrome da iperconnessione che indica il timore di “restare fuori dal cerchio”e ci “obbliga”a connetterci piu’volte al giorno come una sorta di tic , in modo quasi compulsivo ed ossessivo che non si riesce a controllare e a farne meno con i nostri dispositivi, smartphone, ipad etc , per verificare email , notifiche e quanto succede sui social. Da un punto di vista sociale e psicologico la FOMO esprime la paura di stare da soli, dall’incapacità’ di gestire il vuoto . La iperconnessione sui social o sul web puo’ diminuire il senso di solitudine, quando evidentemente, la realtà’ digitale , se da un lato può’ facilitare la comunicazione , dall’altro e’un ostacolo alla costruzione di relazioni intime ed autentiche inducendo invece a vivere in una realtà’ parallela , quella virtuale proiettando , quindi, un ‘identità’ parallela online. Postare continuamente immagini rappresenta la necessità di essere socialmente riconosciuti come se non appartenere e non avere sufficienti like ad una foto ad un post valessimo meno.

L’acronimo è stato usato per la prima volta pochi anni fa da uno scienziato sociale dell’Università di Oxford, Andrew Przybybski, che spiega così questo disordine psicologico causato dall’abuso della tecnologia: “La FOMO è la forza che guida l’uso dei social network. I livelli di FOMO sono più alti nelle persone giovani e in particolare negli individui di sesso maschile e sono influenzati dalle circostanze sociali. Bassi livelli di considerazione della propria vita coincidono con alti livelli FOMO.”

Una forma d’ansia, d’inquietudine, insoddisfazione e irritazione che tormenta il 75 % di chi possiede tablet, smartphone, i-pad e similari. L’utilizzo smodato infatti dello smartphone e la dipendenza da wifi provoca infatti ansia e depressione, ci si connette sempre più’ per gestire queste sensazioni che a sua volta sono alimentate dalla stessa connessione , infine in un circolo che si autoalimenta.

Controllare spesso il proprio smartphone più’ volte in rapida successione significa che indipendentemente da quello che stiamo facendo il nostro sguardo e attenzione  sono rivolte verso il display .

Nei giorni nostri non importa più se siamo a una festa, in vacanza, se stiamo studiando o abbiamo appena passato un esame; ciò che conta realmente è farlo sapere a tutti nella rete. Facciamo post, tag, foto con o senza amici, siamo talmente preoccupati di far vedere al mondo virtuale che abbiamo una vita sociale che ci dimentichiamo di viverla.

I social network sono diventati una proiezione di noi stessi, quasi un prolungamento della nostra identità. Facebook , come come altri social network permettono all’utente più’ o meno narcisista una buona dose di controllo su come il proprio Io viene percepito dagli altri, rappresentando , quindi, il palcoscenico ideale nel quale il narcisista ancor più’, può’ mettersi in mostra dando il meglio di se’e il racconto di se’. Oggi , moltissime persone e molte star del mondo del cinema e della musica vivono postando sui social tutto quello che fanno , si fotografano mentre sono in città’, quando sono in vacanza, quando mangiano, quando sono felici o tristi , quando escono con qualcuno, quando vedono qualcosa di bello e curioso. Il rischio della iperconnessione e’ quello di cadere nella trappola “mi piaci”e di vivere una vita in funzione della validazione e approvazione altrui. L’autostima on line se non supportata da un confronto con il reale , rischia ,pero’, di frantumarsi di fronte al primo feedback negativo.

Colui che in modo compulsivo condivide continuamente proprie immagini e’ inconsapevolmente alla ricerca di un “like”, una forma di approvazione instantanea che puo’, pero’, avere solo un effetto momentaneo ed irrisorio sull’autostima.

In America, l’account di twitter @FOMO, cerca di supportare chi soffre di questo problema, mettendo a disposizione più di 140 caratteri di consulenza online.

In Italia, purtroppo o per fortuna, ricerche specifiche in questo campo non esistono. Ciò non vuol dire che il disagio non esista. Importante è prevenire. Ogni tanto impariamo a staccare la spina dai nostri apparecchi ultra tecnologici: la lettura di un buon libro, la visione di un film, un’uscita al bar con gli amici, proviamo a fare tutto ciò senza   l’ossessione di un “mi piace” in più.

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