Psicologia: il legame tra il calore fisico e quello emotivo

Avete presente quella bellissima e irripetibile sensazione di calore, amore e sicurezza che vi ispira un bebè stretto tra le braccia di una madre? Noi non lo ricordiamo più a livello conscio, ma quella sensazione deve essere rimasta ben presente in fondo al nostro cuore.

La riflessione è nata dentro di me leggendo il post di Ed Yong su ScienceBlog relativo ad una ricerca svolta da due ricercatori rispettivamente dell’Università del Colorado e di Yale. Secondo la ricerca la descrizione che spesso sentiamo fare di una persona come fredda o calda non è soltanto frutto di una metafora. Lo studio dimostra, infatti, che riscaldando i polpastrelli delle dita di una persona possiamo renderla più socievole e accendere la scintilla di un comportamento più umano e solidaristico.

Ma per farvi capire meglio, vi racconto in cosa è consistito l’esperimento svolto su 41 volontari. Quando sono arrivati presso il dipartimento di psicologia, una collega dei ricercatori li ha accompagnati al laboratorio e gli ha dato una tazza di caffècaldo che hanno tenuto in mano per tutto il tempo. Una volta giunti al laboratorio, hanno dovuto leggere la descrizione di uno sconosciuto e fare una valutazione della sua personalità.

Come forse avrete intuito, la tazza di caffè è l’elemento chiave dell’esperimento. La metà dei volontari aveva in mano una tazza calda, l’altra una fredda e il sia pur breve contatto con le tazze è stato sufficiente ad influenzare le loro impressioni. Infatti, i volontari con tazza calda hanno descritto lo sconosciuto come dotato di una personalità più calda rispetto a chi aveva la tazza fredda. In media, hanno dato un punteggio di 4,7 su una scala da 1 a 7 contro il 4,3 dei volontari con tazza fredda.

La differenza è piccola, ma viene ugualmente considerata statisticamente significativa. Inoltre, la ricerca psicologica ha dimostrato che il “fattore caldo-freddo” è incredibilmente importante per noi quando ci relazioniamo con altre persone. Noi ci formiamo un’opinione basata sul “fattore caldo-freddo” automaticamente e questo giudizio ci fornisce una serie di altri indizi sulla personalità come la socievolezza, l’affidabilità e la disponibilità.

Sembra che il nostro cervello faccia fronte a complicati concetti psicologici creando delle metafore che si basano su solide esperienze fisiche. E qui ritorna la domanda iniziale del mio post! Molti psicologi, infatti, ritengono che questa singolare associazione nasca proprio dall’esperienza della nostra prima infanzia quando le braccia dei nostri genitori ci scaldavano e comunicavano affetto e sicurezza. Una sensazione che – da quel momento in poi – ci fa collegare la sensazione fisica di calore a quella emotiva.

Così, anche ora, se proviamo a stringere una tazza di caffè o di caldo tra le mani potremo rivivere il dejavù proustiano delle madeleine e – come per incanto – riaffioreranno le nostre esperienze infantili e le sensazioni di confort e fiducia che hanno suscitato in noi.

Via | Scienceblogs.com

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