Paolo Crepet: “Smartphone e cuffiette sono peggio di droga e alcol per la sicurezza” di Giacomo Galanti

“Ormai gli smartphone e le cuffiette per la musica sono peggio della droga e dell’abuso di alcol”. Lo psichiatra Paolo Crepet commenta così ad HuffPost la morte della modella appena maggiorenne Lisa Digrisolo, travolta da un treno Frecciarossa alla stazione Milano Certosa mentre, con le cuffiette per la musica alle orecchie, cercava con tutta probabilità di attraversare i binari.

Lo psichiatra cita il titolo del suo ultimo libro La trappola che sarà pubblicato a breve da Mondadori. “Purtroppo – spiega – gli strumenti tecnologici sono diventati proprio questo, una trappola. Siamo tutti costantemente connessi, una connessione 24 ore su 24 che ci fa perdere il rapporto con la realtà”.

Crepet non vuole minimizzare la dannosità di droga e alcol, ma sottolinea quanto la dipendenza dalla tecnologia alla lunga sia più pericolosa per la sicurezza stradale e più in particolare per i singoli individui. “È difficile che una persona sia drogata o ubriaca per un intero giorno – spiega -. Mentre quasi tutti siamo connessi sempre”.

Secondo lo psichiatra, per esempio, l’applicazione di messaggistica istantanea Whatsapp è uno strumento pericolosissimo. “Questa app – dice – per la sua stessa natura ci costringe a rispondere subito. Non ci permette di concentrarci. Quando sono sull’autostrada ci sono questi camion che ballano, poi li superi e vedi che il conducente sta scrivendo o giocando col cellulare. Bisogna fare qualcosa”.

Una soluzione però non sembra semplice. “No che non lo è – afferma Crepet – e per svariati motivi. Per prima cosa perché la tecnologia gode di un pregiudizio positivo: tutto ciò che è tecnologico è buono. Era più facile negli anni 80-90, quando noi psichiatri andavamo nelle scuole a fare campagna contro le droghe che ovviamente vengono percepite come un male. Elaborare un’educazione nel rapporto con i nuovi strumenti digitali è più complicato”.

Se è difficile portare la questione nelle scuole, è molto complicato anche un’educazione all’interno del nucleo familiare. “Esiste una complicità intergenerazionale – dice lo psichiatra -. Come fa un padre di 40 anni a dare delle regole al proprio figlio rispetto agli strumenti digitali, se lui stesso sta sempre attaccato al telefonino?”.

“Mi dispiace per Apple, Samsung e Facebook – aggiunge Crepet -, ma in qualche modo si deve intervenire. Per esempio in qualche stato degli Stati Uniti fanno multe ai pedoni quando vengono trovati ad attraversare la strada mentre utilizzano lo smartphone”.

Altri strumenti molto pericolosi, come nel fatto specifico della modella travolta dal Frecciarossa, sono le cuffiette per ascoltare la musica. “Questo è un fenomeno che coinvolge soprattutto i giovani – sottolinea lo psichiatra -. I giovani si immergono in una sorta di isolamento autistico perché odiano il mondo e tutto ciò che hanno intorno gli fa schifo. Qualche sera fa in treno mi sono trovato seduta davanti una ragazza: aveva il cappuccio in testa, indossava gli occhiali da sole anche se fuori era buio, musica a tutto volume nelle orecchie e smartphone tra le mani: se andava a fuoco il treno chi l’avvisava?”.

di Giacomo Galanti

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