Con la testa voltata davanti alla violenza

Ormai lo sappiamo bene che, quando si parla delle violenze contro le donne, le leggi, per quanto efficaci, non sono sufficienti. Ormai siamo consapevoli che la violenza non può essere del tutto eliminata, e che sarebbe illusorio pensare di debellare del tutto la pulsione dell’aggressività. Come ogni pulsione però, anche l’aggressività può essere contenuta. Insegnando a tutti, fin dalla più tenera età, quelle che Freud chiamava le dighe psichiche, in particolare la compassione.

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Che dire però quando ci si rende conto che è proprio la compassione, oggi, a essere rara? È proprio questo che mostra un “esperimento sociale” condotto recentemente in Svezia. Con una telecamera nascosta, gli attivisti  Sthlm Panda hanno osservato le reazioni di 53 persone che, in ascensore, assistevano al litigio furioso di una giovane coppia. Mentre lui urla, prende per il collo la compagna e la scuote violentemente, lei subisce silenziosamente, incapace anche solo di chiedere aiuto. Ovviamente si tratta di due attori, ma nessuno degli spettatori lo sa e, almeno in teoria, potrebbe intervenire, intromettersi, dire o fare qualcosa per aiutare la giovane donna.

Invece che succede? Niente, purtroppo. Assolutamente nulla. A parte una donna che alza la voce minacciando di chiamare la polizia, gli altri 52 passeggeri restano silenziosi, giocano imbarazzati con il proprio cellulare, aspettano che l’ascensore si fermi ed escono non appena si aprono le porte. Qualcuno potrebbe obiettare che è per paura o per mancanza di coraggio che nessuno osa intervenire. Ma visto che, una volta usciti dall’ascensore, i testimoni se ne vanno via senza nemmeno porsi la questione di lanciare l’allarme o chiamare qualcuno, più che di viltà si dovrebbe parlare di mancanza di compassione e di indifferenza. Perché continuare a indignarsi quando si legge sui giornali che l’ennesima donna è vittima di violenze quando poi, avendone l’occasione, non si interviene? Perché riempirsi la bocca di buoni propositi quando poi, di fronte alla violenza, ci si volta dall’altra parte e si fa finta di niente?

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Il male, diceva Hannah Arendt, è talvolta banale. Non di per sé, certo. Ma perché lo si commette banalmente. Talvolta per opportunità. Talvolta per negligenza. Talvolta anche solo per assenza di compassione e per indifferenza. Come si fa a dire di voler combattere veramente la violenza contro le donne quando poi, di fronte all’evidenza, si fa finta di nulla?
Twitter: @MichelaMarzano

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